Pensieri #7: Meglio veri che perfetti

Meglio veri che perfetti.
Questo è ciò che ho pensato ieri sera durante lo spettacolo musicale tenutosi al Petit Théâtre du Bonheur. Quella banda di matti mi emoziona sempre, mi ricordano quella parte di Italia che apprezzavo, la sola parte d’Italia che riesce a mancarmi.
Meglio veri che perfetti. 4 parole, una frase. Talmente semplice da pronunciare che risuona quasi banale, eppure ieri sera mi è balenata per la testa come un’intuizione, come quelle idee che compaiono all’improvviso e in un attimo ti danno la certezza di aver toccato il punto focale della questione.

Meglio veri che perfetti. È questo ciò che hanno capito tutte quelle persone che ci fanno da maestri, coloro che ispirano la società, che rompendo gli schemi la costringono ad avanzare. Sono coloro che conoscono l’importanza di seguire l’istinto e fare le cose esattamente come se le sentono, probabilmente sbagliando, ma così facendo insegnando qualcosa a loro stessi e agli altri.
Quante volte ci capita di invidiare chi riesce a ballare a centro sala senza essere un ballerino provetto, chi ha il coraggio di dire la sua davanti una piazza piena di persone senza possedere una verità oggettiva assoluta, chi ha il coraggio di mostrarsi per quello che è dando più importanza al sorriso che ai vestiti o alla pettinatura?

Chi finge, chi nasconde i propri difetti, potrà anche riuscire a sembrare perfetto a chi ha intorno, ma resterà sempre vulnerabile, rinchiuso in una gabbia da lui stesso creata. Non potrà farsi conoscere veramente per paura che quei difetti vengano a galla. Gli sarà vietato lasciare il suo tocco personale alle cose per paura di sbagliare.

I “veri” propongono il proprio modo di vedere le cose, di vivere un determinato momento, modificando il contesto che trovano. Di sicuro sbagliano, ma sbagliando imparano, portando avanti loro stessi e chi hanno intorno lungo questo viaggio che è la vita.
I “perfetti” cercano di incastrarsi comodamente nel loro ruolo, al sicuro dalla paura di mostrarsi imperfetti quindi vulnerabili. Si precludono la possibilità di lasciare parte di se stessi in ciò che fanno, e così facendo scompaiono. Lasciano nella memoria di chi li conosce solo la maschera che han deciso di indossare.

Essere veri significa già essere perfetti, perché in fondo la perfezione non esiste e il massimo che possiamo fare è abbracciare l’errore come spinta per il cambiamento, che ci porterà ad essere ogni volta un po migliori.
Non aver paura di sbagliare e viversi al massimo ogni esperienza, imparando ogni volta qualcosa. Ecco la sola perfezione.

Meglio sforzarsi di essere veri anche quando ci fa paura, che fingere di essere perfetti.
“Perché la vita è quella cosa che accade mentre sei fermo a chiederti cosa fare”

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